Comune di VILLANOVA DEL BATTISTA (AV)</font>

Storia del comune

Il comune di Villanova del Battista viene citato, in un documento del XIII secolo col nome di " Pulcarino " (ritenuto deformazione di un " bulgarinus " derivato dal termine " bulgari " col quale si indicavano le popolazioni balcaniche), distrutto nel XIV secolo, riedificato nel XV dalla famiglia Del Balzo, raso al suolo dal terremoto del 1694, ricostruito e di nuovo distrutto dal sisma del 1930.
Il nome Villanova ("città nuova") compare nel '500, dopo la ricostruzione dei Del Balzo; nel 1862 vi fu aggiunto " del Battista " in onore del Patrono e per distinguere il paese da altri con lo stesso topònimo. Appartenne in feudo alle famiglie Del Balzo, Mascambruno, Carafa, Magnacervo, Passero e Ossario. Il territorio di Villanova è attraversato dal regio tratturo (Pescasseroli-Candela) su cui transitavano per la "transumanza" le greggi.
L'intero territorio di Villanova del Battista è stato dichiarato montano e pertanto fa parte della Comunità Montana dell'Ufita.
Tutta la collina villanovese, come del resto l'intera Irpinia, è ricca di acqua. La campagna circostante è piacevole, coltivata prevalentemente a colture cerealicole, anche se recentemente si vanno sempre più affermando altre colture come quella della barbabietola da zucchero e del tabacco. Il centro abitato è raggiungibile da Grottaminarda, lato sud, e da Ariano Irpino a nord, e dista rispettivamente dai suddetti centri 16 e 14 km.
Il paese, più volte distrutto dai terremoti (1930, 1962 e 1980), è stato sempre ricostruito per la tenacia e la ferrea volontà dei suoi abitanti, ma ciò non ha impedito la perdita della sua identità storica e delle tracce della sua origine; con il tessuto edilizio, infatti, sono andati distrutti atti, documenti, reperti archeologici e, soprattutto un grande patrimonio di uomini.
Si consiglia di visitare la chiesa Santa Maria Assunta, completamente ricostruita dopo i terremoti del 1930 e 1980, che presenta tre ingressi e un’unica navata nella quale sono custoditi due dipinti del XVII secolo appartenenti alla scuola di Luca Giordano : "La Caduta di Gesù" e "La Deposizione".
Degni di citazione anche i Palazzi: Ciccone, Iorizzo e quello del vecchio Municipio.